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La Skeleton Coast

La Skeleton Coast

Si trovava su una gran spiaggia gialla dietro cui si ergevano dune alte come montagne. La spiaggia era completamente deserta. Si allontanava curva da entrambe le parti prima di scomparire confondendosi col mari agli estremi limiti della visione… Non una roccia, non una foglia, non un uccello, non un animale, e nessun riparo dal sole…
cosi Wilburn Smith, ne la Spiaggia Infuocata, descrive la Skeleton Coast o costa degli Scheletri.

Terra creata da Dio in un momento di rabbia, cosi la chiamano i Boscimani, la Skeleton Coast sono 1600 km di inferno.
Dall’Angola fino al Sudafrica, tutta la parte costiera del grande deserto del Namib, è un luogo infernale, unico e affascinante.

Ma perché è stata chiamata cosi questa parte della Namibia?
Ovunque si legge che qui hanno fatto naufragio, nel corso dei secoli, centinaia di navi, i cui capitani venivano sorpresi da una nebbia fitta, creata dall’incontro della fredda corrente del Benguela, che arriva dal Sud, con le correnti calde del deserto del Namib, e dai bassi fondali creati dalle sabbie del fiume Orange e che vengono portate verso Nord dalla corrente. Chi sopravviveva al naufragio e si ritrovava sulle spiagge aveva poche possibilità di salvarsi.
Erano infestate da leoni e leopardi, iene brune e … mancanza di acqua potabile.
Quindi scheletri di navi e di uomini.
A cui vanno sommati gli scheletri delle balene, che qui si arenavano numerose, e le cui ossa venivano utilizzate dai Boscimani per costruire le loro capanne nei periodi in cui, dall’interno della Namibia, si fermavano qui per raccogliere il sale!

Fu Diego Cao, navigatore portoghese, che per primo riusci ad attraccare nell’odierna Cape Cross, nel 1486. Evento testimoniato dalla croce che vi issò.
Più a Sud, nel 1488, Bartolomeo Diaz, prima di doppiare il Capo di Buona Speranza in Sudafrica, pianta un’altra croce, nella baia di Luderitz.

Fatti pochi chilometri all’interno, entrambi i nvaigatori, risalirono sulle loro navi e ripresero la navigazione: terra troppo inospitale e pericolosa per essere esplorata.

Già dei temerari Norvegesi avevano affrontato questa costa per costruire baleniere, ma solo nel 1883 i primi europei, tedeschi, si insediano nella zona della odierna Luderitz e iniziano la conquista delle terre dei Nama.

Sulle coste della Skeleton Coast oggi si affacciano le cittadine di Swakopmund e Luderitz, si trovano le ultime miniere di diamanti e saline.

Mare ricchissimo di pesce, grazie alla corrente di Benguela, che grazie all’Upwelling porta in superficie plancton e elementi nutrienti, coste affollate da migliaia di otarie e uccelli come la endemica Damara Tern, pellicani, cormorani ecc.

Ma la Skeleton coast è soprattutto deserto. E dune. Da Nord a Sud le dune si alternano a ampie piane ghiaiose, per culminare poi con le alte dune a Sud del fiume Kuiseb, dune che incontrano l’Oceano, facendo di questa zona della Namibia una delle più spettacolari.

Caterina Migno

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